storia > Le Origini del Pastore Napoletano
Il corpo del pastore era in stoppa (cascami di canapa) ed un'anima interna di fil di ferro ne assicurava l'articolazione; mentre gli arti restarono in legno. Per il modellato della testina si usò la terracotta policromata; per gli occhi si perfezionò la tecnica del vetrino dipinto, già in uso nella produzione pre-settecentesca. La testa e la relativa "pettiglia" (la parte iniziale del busto) vennero fissate al manichino di stoppa attraverso semplici giri di spago. Il modellato e la coloritura della testina erano i procedimenti più delicati, quelli che imprimevono una determinata fisionomia, ed erano le parti di interesse scultoreo vero e proprio.
La descrizione delle varie fasi di lavorazione ci permette di seguire i passaggi che portano alla nascita di una testina di "pastore" con tutte le tecniche e gli accorgimenti che ne fanno un prodotto perfettamente compiuto, impreziosito da quella celebre patina oggi così difficile da imitare: " ...nell'argilla, con la stecca venivano plasmate la testa ed il busto, sottoposti successivamente a cottura, venivano tolti dalla fornace quando avevano assunto una bella tinta arrossata caratteristica delle terrecotte. Successivamente venivano eliminati i piccoli difetti di cottura, con pochi colpi di finissima carta vetrata, in modo che la superficie da dipingere fosse piana e perfettamente liscia. La "testina" veniva immersa in una leggerissima soluzione di acqua gommata e in seguito sottoposta ad una duplice mano di colore ad olio, il colore naturalmente variava di tonalità a secondo del sesso e del carattere che la figura doveva rappresentare...
Per la Vergine, gli Angeli, le georgiane predominava il rosa pallidissimo con belle velature celesti, mentre assai più calda era la carnagione del Bambino; l'ocra, il rosso, la terra gialla bruciata serviranno per l'epidermide abbronzata dal sole dei pastori e dei contadini, e attraverso le numerose gradazioni, si arrivava al nero dei Mori.
Con un sottilissimo pennello tinto di bistro si segnavano le ciglia; le labbra e le guance erano ravvivate dal cinabro sapientemente sfumato sulle gote. Per la densità del colore, il pennello lasciava tracce visibili, che scomparivano per la paziente e delicata cura dell'artista; il quale prima che il colore fosse completamente asciutto passava e ripassava un pennello bagnato d'acqua sulla superficie dipinta, sino a che questa non apparisse perfettamente liscia; si attendeva che si asciugasse e finalmente si strofinava leggermente con pannolino, per ottenerne quell'effetto lucido...".
Successivamente si fissava la testina al busto, e si applicavano gli arti (a loro volta opera di specialisti). Soltanto a questo punto si passava a rivestire il pastore. Nella produzione attuale, spesso la "maschera fisionomica" viene riprodotta, attraverso calchi di gesso alabastrino, ricavati dai prototipi di successo, che si ritrovavano ancora nell'Ottocento avanzato.