storia > Le Origini del Presepe Napoletano
Il Protovangelo di Giacomo narra che nell'istante in cui nacque Gesù il mondo precipitò nell'immobilità assoluta mentre scendeva un immenso silenzio stupito, tutte le cose in un momento furono distratte dal loro corso. Il presepio rappresenta quell'attimo fermo che cambiò la storia.
Il soggetto della Natività si trova già dal II al IV secolo in alcune pitture delle catacombe, e dal IV secolo compare in rilievi di sarcofaghi, la vera e propria origine del Presepio è da ricondurre alle antiche rappresentazioni sacre eseguite durante le feste Natalizie e ispirandosi alle quali San Francesco, secondo tradizione, avrebbe realizzato per la prima volta una rappresentazione della Natività in un bosco presso Greccio (Natale 1223). Già alla fine del '200 apparvero rappresentazioni artistiche della Natività: la più antica è l'Oratorium Praesepis di Arnolfo di Cambio, conservata nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma.
Tuttavia, la popolarità del Presepio ebbe inizio soltanto nel '400, soprattutto nell'Italia Centro-Meridionale. Nel secolo XV compaiono i primi "figurarum sculptores" che realizzano sacre rappresentazioni in chiese e cappelle napoletane - le più importanti sono quelle dei presepi di San Giovanni a Carbonara dei fratelli Pietro e Giovanni Alemanno, San Domenico Maggiore, Sant'Eligio e Santa Chiara. Questi primi Presepi erano formati da figure lignee policrome di grandezza quasi naturale, prive di accessori, poste davanti ad un fondale dipinto, erano immagini solenni che invitavano alla religiosità e alla preghiera.
Successivamente, poi, all'uso di disporre semplicemente una serie di statuine contro uno sfondo dipinto, fu sostituito quello di elaborare anche un paesaggio in rilievo. Troviamo i primi accenni di scenografia con qualche paesaggio e, oltre al bue ed all'asinello, sempre affiancati alla Sacra Famiglia, ci sono anche altri animali quale il cane, la capra e le pecore, due pastori, tre angeli.
Nella seconda metà del '600 nacquero i "figurinari", cioè i creatori di statuette, artisti che si dedicarono alla creazione di pastori, intagliatori delle statue in legno per le chiese, che aprivano bottega nel vicolo alle spalle dell'Archivio di Stato, detto appunto "dei Figurinari", a due passi da San Gregorio Armeno.
Nel 1660 grazie a una trovata di Michele Perrone cambiarono le tecniche di realizzazione del "pastore" - termine con il quale s'individua oggi qualsiasi personaggio presepiale - Pur conservando testa e arti in legno, i manichini ebbero un'anima di flessibile fil di ferro avvolto nella stoppa (cascami di canapa). Così le figure potevano torcere il busto, inchinarsi, inginocchiarsi, avevano il pregio di poter essere articolate dando l'impressione del movimento. A fine '600 le teste dei manichini furono modellate nella terracotta, sostituendo quelle scolpite, la cui realizzazione richiedeva troppo tempo. Le "facce", grazie alla coloritura, assunsero espressioni più intense.